Un po’ di fotografia subacquea naturalistica

Il mare come un grande paese accoglie chiunque voglia abbracciarlo, così in una mite giornata del sud mi lascio scivolare silenziosamente sotto la superficie ansioso come sempre. Sotto il pelo dell’acqua il mondo cambia drasticamente, si è sempre in un luogo selvaggio anche se a due passi da casa.
Dietro a quello scoglio visto migliaia di volte può sempre nascondersi qualcosa di mai osservato, di sconosciuto, questo rende anche un piccolo e semplice giro con la maschera e la mia fida macchina fotografica una scoperta sempre nuova ed eccitante, un’esplorazione nel vero senso della parola!
Era il 2003 quando cominciai un’avventura che a tutt’oggi mi coinvolge in maniera estremamente forte, la fotografia subacquea, e da allora raramente quando vado in acqua non lo faccio accompagnato dalla macchina fotografica, a volte purtroppo per lavoro sono costretto a lasciare lo scafandro a secco, ho fatto pian piano l’abitudine anche a questo, ma lo faccio sempre a malincuore.
Quando cominciai il mio unico pensiero fu quello di immortalare la vita marina, particolarità, colori e dettagli che svanivano troppo velocemente nella mia memoria, cercavo il minor impedimento possibile in immersione, non avrei mai pensato nemmeno lontanamente di scrivere un giorno articoli di fotografia subacquea e di dare consigli su questa disciplina. In effetti a tutt’oggi mi sento molto più orientato verso una fotografia descrittiva, che racconti qualcosa di quello che avviene al di là della superficie imperscrutabile del mare piuttosto che una “artistica”.

Mentre fotografo una tartaruga in Indonesia con uno dei miei primi setup, foto di Mattia Lauro

Faccio quindi una premessa, è qualcosa che consiglio a tutti quelli che cominciano ad avvicinarsi a questa passione, soprattutto all’inizio non limitatevi, non pensate in piccolo, la fotografia subacquea ha più la connotazione di una malattia piuttosto che di una disciplina e una volta che ci si è ammalati si peggiora sempre più, quindi meglio partire con la possibilità di poter evolvere facilmente e non limitarsi scegliendo attrezzatura di facilissimo impiego che in breve tempo troveremo obsoleta. Questo mio consiglio è dettato dall’esperienza, la mia prima macchina fotografica aveva poche possibilità di evoluzione e divenne obsoleta in pochissimi anni, gli scafandri costano comunque tanto e non sono universali quindi mi ritrovai con un’attrezzatura che non mi permetteva di crescere.
Innanzitutto dovrete avere ben in mente cosa e come volete fotografare sott’acqua, qui dobbiamo fare una prima distinzione fra apneisti e sommozzatori. Se siete apneisti di primo pelo o fate semplicemente snorkeling è sicuramente meglio puntare su qualcosa di leggero, il mercato ormai offre tutta una serie di macchine che vanno dalle compatte anfibie alle macchine un po’ più avanzate con scafandro, personalmente consiglio sempre di acquistare una macchina che permetta anche di utilizzare i programmi manuali e quindi di selezionare sia il tempo di scatto che il diaframma, magari all’inizio non lo useremo, ma se pian piano la ”malattia” farà il suo decorso, potremo sempre passare dal programma automatico a quello manuale.

Una macchina compatta con un diffusore per il flash interno può agli inizi darci delle belle soddisfazioni, per lo snorkeling è un’attrezzatura leggera e versatile. Alessandra fotografa una medusa Cassiopea mediterranea (Cotylorhiza tuberculata).

I sommozzatori, soprattutto quelli con un po’ più di esperienza, potranno anche pensare di utilizzare una reflex o una mirrorless con scafandro, vi ricordo che l’uso della macchina fotografica implica comunque sempre di avere almeno una mano impegnata e che bisogna possedere un po’ di esperienza per essere sub e fotografi in sicurezza e allo stesso tempo. Sicuramente quando si sceglie una reflex o una mirrorless la spesa sarà più marcata visto che dovremo comprare un oblò dedicato al nostro obiettivo e anche almeno un flash esterno, in quanto non potremo utilizzare quello interno alla macchina.
E si, in mare c’è sempre bisogno del flash, l’acqua è un liquido e assorbe molto rapidamente sia la luce solare che quella del flash e quindi se non vogliamo foto tutte con una tonalità cianotica dobbiamo per forza di cose utilizzare almeno il flash interno della nostra macchina. I flash interni delle compatte danno però alcuni problemi, sono in primis un po’ troppo deboli e in secondo luogo illuminano il soggetto frontalmente, appiattendo un po’ la foto e spesso interferendo con le particelle in sospensione nell’acqua creando un brutto effetto neve. Quindi il secondo passo per migliorarsi è quello di acquistare ed imparare ad usare un flash subacqueo, questa è una scelta che va fatta con molta attenzione, infatti, quando acquistiamo un accessorio dobbiamo cercare quelli con una buona compatibilità con un’ampia gamma di macchine fotografiche. Le macchine diventano vecchie e obsolete e si cambiano molto più facilmente degli accessori, per esempio io ho incrementato la mia attrezzatura negli anni ma ho utilizzato il mio primo flash sub sino a pochi anni fa.

Coppia di fotografi subacquei in rientro da un’uscita. Antonella usa una mirrorless con 2 flash seguita da Antonio con una reflex, gli ingombri sono molto simili.

Fra gli accessori immortali ci sono anche le lenti macro, delle lenti aggiuntive umide, che possono essere montate e smontate sott’acqua, che permettono un ingrandimento superiore dei nostri soggetti, ne esistono di molte marche e di differenti diottrie, +5, +6, +10, +15 ecc. in genere suggerisco di utilizzare quelle a minor ingrandimento all’inizio e di non andare oltre alla +6 quando si fotografa in apnea, l’utilizzo di queste lenti diminuisce la profondità di campo (la zona in cui gli oggetti appaiono a fuoco) e maggiore è l’ingrandimento minore sarà la superficie di messa a fuoco e quindi si dovrà stare maggiormente fermi.
Adesso che siamo equipaggiati come si deve, con un’attrezzatura adeguata alle nostre esigenze, comincia la caccia ai nostri soggetti, i primi obbiettivi sono gli organismi bentonici (a contatto con il fondo) sessili (fissi) o con limitata capacità di movimento che ci daranno la possibilità di fotografare con calma facendo vari tentativi e di sperimentare per bene tutte le tecniche. Ad esempio uno spirografo o una stella marina oltre ad essere soggetti comuni e pressoché immobili ci possono dare grandi soddisfazioni.

Una stella Pentagono, Peltaster placenta, le stelle marine sono soggetti abbastanza statici non per questo banali, con le dovute accortezze potremo valorizzarle al meglio.

Ovviamente una buona base di biologia marina o una comprensione degli ambienti marini e dell’etologia delle specie ci può essere molto di aiuto, soprattutto se il nostro obbiettivo è quello di documentare al meglio la vita marina e i suoi ambienti, come dico nei miei corsi di fotografia naturalistica; i tre cardini per questo tipo di foto sono conoscere, osservare e, ovviamente, fotografare.
Così, se si vorranno fotografare dei cavallucci marini, sapere dove e quando trovarli ci aiuterà non poco, tuttavia, a questo punto dovremo adoperare la tecnica fotografica adatta non solo per copiare quello che vede il nostro occhio, ma anche per “interpretare” al meglio il soggetto anche in base alla situazione.

Fotografia di un cavalluccio marino con un’attrezzatura molto semplice.

Quando inizierete i risultati non arriveranno subito, come ogni disciplina anche la fotografia subacquea si compone in parte di capacità innata, ma anche e soprattutto di pratica, più ci si esercita più si entra in confidenza con l’attrezzatura, ma anche con gli organismi marini. Non arrendetevi quindi se le foto di un noto fotografo subacqueo sono molto più belle delle vostre, forse non raggiungerete mai le vette dei grandi, ma con un po’ di applicazione e studio avrete ottimi risultati, ricordate comunque che non è l’attrezzatura a fare grande un fotografo, soprattutto all’inizio potremo spendere relativamente poco e avere risultati più che soddisfacenti imparando ad usare al meglio la nostra attrezzatura.
In attesa di nuovi articoli con suggerimenti sulla fotografia vi lascio il link ad una collection di foto con alcuni consigli per il fotografo naturalista:
Conoscere, Osservare, Fotografare

Fabio Russo

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