Per secoli, naturalisti e biologi si sono interrogati su dove siano finite le teste degli asteroidei, più comunemente noti come stelle marine. Se si guarda un qualsiasi organismo a simmetria bilaterale, un pesce ma anche un gasteropode o un anellide, è subito chiaro quale estremità sia la testa e quale sia la coda.
Ma con le loro cinque braccia identiche ognuna delle quali può guidare gli spostamenti e una simmetria pentaraggiata, è evidentemente impossibile determinare quale estremità dell’organismo sia quella anteriore e quale quella posteriore. Questo evolutivamente insolito piano corporeo ha portato molti a concludere che le stelle marine forse non abbiano affatto una testa.
Ora i laboratori dell’Università di Stanford e dell’UC Berkeley, ognuno guidato da Investigatori del Chan Zuckerberg Biohub di San Francisco, hanno pubblicato uno studio che rivela che la verità è un’altra:
Molecular evidence of anteroposterior patterning in adult echinoderms
Per farla breve il team ha individuato firme genetiche associate allo sviluppo della testa praticamente ovunque nelle giovani stelle marine, mentre l’espressione dei geni che codificano le sezioni del torso e della coda di un animale era in gran parte assenti.
I ricercatori hanno utilizzato una varietà di tecniche molecolari e genomiche ad alta tecnologia per capire dove venivano espressi diversi geni durante lo sviluppo e la crescita delle stelle marine. Un team a Southampton ha utilizzato la scansione micro-CT per comprendere la forma e la struttura dell’animale in dettaglio senza precedenti, La micro-CT è una forma miniaturizzata della tomografia assiale computerizzata e viene usata per creare mappe 3D di piccoli campioni con una risoluzione dell’ordine dei 6-10 micron.
In un’altra sorprendente scoperta, le firme molecolari tipicamente associate alla porzione anteriore della testa erano localizzate nel mezzo di ciascun braccio della stella marina, con queste firme che diventavano progressivamente più posteriori spostandosi verso i bordi delle braccia.
La ricerca, pubblicata il 1 novembre su Nature, suggerisce che, la cosa più assurda che le stelle marine in realtà non hanno perso la testa nel corso dell’evoluzione, hanno perso i loro corpi per diventare solo teste.
“È come se la stella marina avesse completamente perso il tronco e fosse meglio descritta come solo una testa che striscia lungo il fondo marino”, ha detto Laurent Formery, uno studioso post dottorato e primo autore del nuovo studio. “Non è affatto ciò che gli scienziati hanno ipotizzato su questi animali.”

Il piano corporeo delle stelle marine ha a lungo confuso la comprensione scientifica dell’evoluzione animale. Invece di mostrare una simmetria bilaterale, le stelle marine adulte, gli echinodermi correlati, come ricci di mare e cetrioli di mare, hanno un asse di simmetria a cinque raggi senza una testa o una coda chiara. E nessuno è stato in grado di determinare come la programmazione genetica guidi questa insolita simmetria.
Questi risultati suggeriscono che gli echinodermi, e le stelle marine in particolare, hanno l’esempio più drammatico di disaccoppiamento delle regioni della testa e del tronco che si conosca oggi, ha detto Formery, aggiungendo che alcuni antenati di stelle marine dall’aspetto bizzarro, conservati nel registro fossile, sembrano aver avuto un tronco. Si aprono semplicemente un sacco di nuove domande che ora possiamo iniziare a esplorare.

Quindi è ipotizzabile che gli antenati delle stelle marine avessero un capo e un torace e che nonostante le apparenze non abbiano perso la testa ma l’intero tronco sviluppando la peculiare organizzazione del loro corpo.
Per motivi di semplificazione ho riassunto moltissimo la notizia, se volte potete approfondire con questo bellissimo e più dettagliato articolo:
Long presumed to have no heads at all, starfish may be nothing but
Fabio Russo
