Relazioni nascoste

No, non vi parlerò, come i peggiori rotocalchi di gossip o i romanzi Harmony (chi se li ricorda è un vecchiaccio come me), di storie d’amore e tradimenti alla “attrazione fatale”, per intenderci, ma di qualcosa che è sfuggito all’osservazione di biologi e naturalisti fino ad oggi. Sapete, immagino, cosa sia una simbiosi (se non lo sapete vi ho messo il link a Wikipedia), vi sconvolgerà scoprire che non sempre significa quello che la maggior parte pensa comunemente, per esempio il parassitismo è anch’esso un tipo di simbiosi.

Cosa cavolo stai dicendo Fabio???

Mi spiego, nel parlare comune si intende spesso, ed erroneamente, che il termine simbiosi sia un sinonimo di mutualismo. Simbiosi, letteralmente, significa vivere insieme, può essere mutualistica solo nel caso in cui entrambi i soggetti coinvolti traggano beneficio dalla relazione instaurata, classico esempio è quella del paguro e l’anemone.

Simbiosi mutualistica fra paguro e anemone

Gli esempi di mutualismo sono tantissimi, uno dei quali è legato alla pulizia. È ben noto a molti sub e amanti della biologia marina in genere, che alcune specie di pesci e gamberetti agiscono da pulitori di animali generalmente molto più grandi. Ai tropici esistono addirittura punti ben specifici chiamati “stazioni di pulizia”, lì non ci sono autolavaggi come può pensare qualcuno, ma labridi (esempio Labroides dimidiatus) o alcune specie di gambero capaci di ripulire grossi pesci da resti di cibo e/o parassiti. I grossi pesci ricevono un servizio completo, i pulitori in cambio ottengono il pasto e come pagamento i ripuliti non mangiano i pulitori, è un tacito accordo di non belligeranza per utilità reciproca.
Quando uno si vuole dare una bella ripulita da solo risultano molto comodi lunghi arti, ad esempio delle braccia a cui magari siano attaccate delle mani, ma, essendone sprovvisti, i pesci devono ovviare a questa problematica in altri modi.
Servirsi di specialisti è sicuramente meglio del fai da te, del resto anche noi pur essendo, chi più chi meno, capaci di lavarci i denti da soli a volte abbiamo bisogno di un dentista.

Alcuni labridi pulitori nettano una murena a nido d’ape (Maldive)

Come vi dicevo pocanzi, sono ben noti gli atteggiamenti di pulizia nei mari tropicali dove ci sono dei veri e propri specialisti di questo “mestiere”, ma non bisogna pensare che in Mediterraneo non ci siano pulitori, la differenza è che spesso i nostri addetti ai lavori sono molto discreti e lavorano, per così dire, “part-time”.
In Mediterraneo, in genere, i pulitori sono molto riservati, se disturbati smettono subito l’attività e soprattutto non sono mutualisti obbligatori, nel senso che in genere il loro lavoro è un altro ma se vengono “chiamati” elargiscono volentieri i loro servigi.
Gli esempi di pulitori ad oggi noti nel Mediterraneo si sprecano, molti labridi in età adulta (Symphodus melanocercus) e in età giovanile (Coris julis), e qualche gambero tra cui Stenopus spinosus e Lysmata seticaudata che in genere ripulisce i denti delle murene (Muraena helena) dai resti di cibo, meglio del filo interdentale insomma!

Coppia di Stenopus spinosus , questi gamberi mediterranei spesso agiscono come pulitori

E qui finisce una lunghissima premessa che, scusatemi ma era fondamentale, ci introduce alle nostre “relazioni nascoste”, ricordate, niente cose torbide o insabbiamenti stile alta infedeltà, infatti, parleremo di due relazioni mutualistiche di pulizia non ancora riportate in letteratura!

Tutto parte da un’osservazione di un grandissimo naturalista e fotografo subacqueo Marco Colombo:

“Ero nella zona di Alghero e mentre scendevo verso il fondo ho notato una tana da cui sporgeva una murena e sul suo fianco una macchia bianca e nera: era una bavosa bianca (Parablennius rouxi), che però è scesa prima che io potessi avvicinarmi e fotografare questa scena inusuale. A quel punto uscito dall’acqua ho cominciato a fare una ricerca online e ho visto che non c’erano foto di questo comportamento (forse perché come nel mio caso le bavose scendono dall’ospite prima che il sub si avvicini), ma in compenso la maggior parte delle foto di tane di murena mostra una o più bavose nelle vicinanze.”

È ovvio che quando uno osserva una roba del genere si chiede se qualcuno l’abbia mai osservata prima o se si abbiano dati su questa interazione e dopo aver ricevuto “picche” dall’internet si chiede a qualcuno, magari che mastica di biologia marina o come nel mio caso che fa finta di saperne un po’.

Bavosa bianca (Parablennius rouxi) sbuca da un piccolo foro

La domanda di Marco fu posta alla persona meno adatta, a me appunto. Si lo ammetto, non ero mai venuto a conoscenza che la bavosa bianca (Parablennius rouxi) potesse fungere da pulitore delle murene (Muraena helena). Però come ogni bravo Para-blennius (battuta pessima, un 8 a chi l’ha capita, 10 a chi ha sorriso) avevo il mio asso nella manica da giocare, l’amico e collega Dottor Francesco Tiralongo, già autore del libro “BLENNIDI DELLE ACQUE ITALIANE”. All’epoca ho pensato che se qualcuno fra i miei amici potesse sapere qualcosa a riguardo fosse proprio lui.
La cosa particolare di questa storia è che si è svolta tutta su Facebook, quando si dice usare bene i social network!
Metto in contatto i due e pensavo di essere stato già bravo così, però mi contattano entrambi chiedendomi di dare il mio apporto al lavoro, non mi conoscono bene evidentemente!
A questo punto mi balena un’idea, sono un po’ di anni (un po’ tanti) che mi sottopongono foto di una specie di succiascoglio (Lepadogaster candolii) associato spesso alle nostre murene. I succiascogli vengono volgarmente detti così perché hanno una sorta di ventosa adesiva ventrale usata per attaccarsi sotto ai sassi più che agli scogli.

Esemplare di succiascoglio (Lepadogaster candolii)

A dir il vero, la prima volta che mi sottoposero una foto con il succiascoglio attaccato alla murena, pensai subito ad un’associazione casuale, il piccolo pesce vive nella cavità dove vive anche la murena ed è capitato per caso che questi siano venuti in contatto. Facile no? Lo so, spesso si pensa a chissà che vedendo un comportamento, ma una sola osservazione non ci deve indurre nella tentazione di fare speculazioni!

Ma come disse l’investigatore Hercule Poirot nato dalla penna di Agatha Christie:


“Una coincidenza è una coincidenza; due coincidenze sono un indizio; tre coincidenze rassomigliano ad una prova”

Così le coincidenze cominciarono ad accumularsi e negli anni si cominciarono ad accumulare le osservazioni di amici e conoscenti di questa particolare associazione, nella mia mente di piccolo investigatore della natura quell’associazione passò da casuale a somiglianza di una prova di simbiosi.

Sottopongo ai miei amici-colleghi l’idea e decidiamo di indagare i due pescetti insieme e il loro rapporto con le murene, da una ricerca di immagini su internet (grazie santo Google) scopriamo che di foto di succiascogli e murene ce ne sono un bel po’ e che in una di Luis Guijarro addirittura il pescetto è nella bocca della murena al lavoro.

Murena mentre viene ripulita da un gambero Lysmata seticaudata, sul capo un esemplare di Lepadogaster candolii. Per gentile Concessione di Marco Gargiulo


Scopriamo anche che c’è un’altra specie di succiascoglio (Diplecogaster tonstricula), fuori dal Mediterraneo, è pulitore di una murena (Gymnothorax afer) e che questi pescetti sono spesso associati anche alle cernie (Epinephelus marginatus), lavoro che era stato già pubblicato da Weitzmann e Mercader nel 2012 sulla base di un’unica osservazione.
Un’altra ricerca, sempre iconografica, ci porta a scoprire un’incredibile quantità di foto di murene con intorno bavose bianche.
Da quando il buon Marco ci fece notare questa cosa praticamente non passava giorno che non vedessimo una murena con intorno qualche bavosa bianca, è già noto, come vi dicevo, un caso di labridi pulitore, ma non penso che sia mai stato segnalato, per il Mediterraneo, un blennide che faccia, anche solo part-time, questo “lavoro”, in più abbiamo trovato in giro anche foto della bavosa nei pressi di grossi gronghi (Conger conger).
In un caso (foto di Alberto Altomare verdete il paper originale NDR) abbiamo contato 5 esemplari nei pressi di una murena ed un grongo.
Se aggiungiamo a questo che in letteratura (Moosleitner, 1980) è riportato che la bavosa bianca in cattività può comportarsi da pulitore… ricordate Poirot e le coincidenze?

Ogni giorno che passa ci rendiamo sempre più conto come l’aumento delle interazioni digitali fra persone, legate soprattutto ai social network utilizzati in maniera diversa rispetto ai canoni classici, e l’accresciuta capacità di fotografare dovuto al boom della fotografia digitale, aiutino chi vuole studiare la biologia e l’ecologia marina. A questi fattori “social” possiamo aggiungere l’utilità della capacità di archiviazione e ricerca di Google che ci ha permesso in breve tempo, in sinergia con Facebook, di venire in contatto con tutti gli autori delle varie foto e dei dati ad esse legati.
Un po’ di anni fa sarebbe stato impensabile lavorare a questa velocità raccogliendo dati e osservazioni da non professionisti o addetti ai lavori, e lasciatemi dire che è uno spettacolo.

I social possono essere molto preziosi per i ricercatori

Il lavoro prende forma, la raccolta di foto c’è e la rivista Regional Studies in Marine Science decide di pubblicarlo, non potevamo che intitolarlo:
From scuba diving to social networks: a curious association between two small fish species, Lepadogaster candolii Risso, 1810 and Parablennius rouxi (Cocco, 1833), and Muraena helena (Linnaeus, 1758) coming from citizen science.
Un po’ lungo ma esplicativo, se masticate di inglese cliccate sul link e leggete l’originale e soprattutto osservate le fotografie che sono molto interessanti e non ho potuto inserire direttamente qui per evitare problemi di Copyright.

Fabio Russo

2 pensieri riguardo “Relazioni nascoste

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