La misteriosa piovra gigante di Plinio il vecchio

I vecchi tomi sono meravigliosi ma a volte sono pieni di descrizioni e di avvenimenti molto poco verosimili, questo avviene perché molti scrittori antichi riportavano racconti provenienti da terze persone, chiacchiere e resoconti di stranieri senza verificare correttamente le fonti o vedere con i propri occhi gli accadimenti, a volte invece inventavano proprio di sana pianta. Oggi come oggi rileggendo questi vecchi testi, a volte scritti da eminenti personalità delle loro epoche, l’unica cosa che possiamo fare per ricostruire il reale accaduto è una serie di congetture, che in nessun modo potranno mai spiegare al 100% quello che realmente accadde ai protagonisti della vera storia, si prova semplicemente a dare una spiegazione razionale che potrà avere più o meno buchi in base a quanto calzi la spiegazione e quanto questa possa essere quanto meno verosimile.
Protagonista del nostro racconto è Gaio Plinio Secondo (in latino Gaius Plinius Secundus) che in molti conoscono con il suo “nickname” Plinio il vecchio;

Plinio il Vecchio nacque nel 23 dopo Cristo e morì a Pompei nel 79, mentre osservava da un po’ troppo vicino l’eruzione del Vesuvio, una morte epica descritta dal nipote-figlio adottivo Plinio il Giovane (che fantasia) e che gli valse l’immagine imperitura di “protomartire della scienza sperimentale” (definizione di Italo Calvino), mica pizza e fichi!

Il nostro Plinio, quello anziano non il giovinotto, era un grafomane, molto curioso, osservatore attento, scrisse moltissime opere, la maggior parte ormai perdute, l’unica opera arrivata fino ai giorni nostri è l’arcinota “Naturalis historiae” (Storia Naturale).
Naturalis historiae è un’opera gigantesca (se cliccate il link sopra ne avrete una descrizione da wikipedia) che nella forma giunta sino a noi è costituita da 37 libri, lo stesso Plinio nella prefazione dice di avere raccolto ventimila fatti estratti da circa duemila libri e da cento autori selezionati, qualche imprecisione o travisamento ci potrebbe stare, no?

In uno dei libri Plinio scrive che sulle coste Spagnole, nei pressi di Gibilterra, un polpo aveva l’abitudine di devastare i vivai di ostriche ed aragoste dei raffinati patrizi romani del luogo. I guardiani tentarono invano di sorprenderlo con appostamenti e barricate; il polpo le superava facilmente arrampicandosi sugli alberi. I polpi posso in alcune occasioni effettivamente uscire dall’acqua per spostarsi, magari da una pozza di marea ad un’altra o per predare, non mi risultano polpi arboricoli però.
Una notte i cani da guardia lo sorpresero mentre era a terra e lo accerchiarono abbaiando furiosamente:

“…Si arrampicò su un albero e scavalcò alte siepi. Abbaiando, i cani fecero accorrere i guardiani. Costoro rimasero  terrorizzati, poiché l’animale era di straordinaria grossezza, sembrava coperto di salsedine ed emanava uno spaventoso fetore. Il mostro mise in fuga i cani con tremendi sbuffi, li frustò con la punta dei tentacoli e li batté con le braccia più grosse come una mazza.

Molti tridenti si conficcarono nel suo corpo, e la bestia venne infine uccisa. I pescatori mostrarono la testa del polpo a Lucullo, allora proconsole in Betica: era grossa come una botte. Le sue braccia più grandi non potevano quasi essere abbracciate da un uomo: erano lunghe 10 metri e le loro ventose grosse come urne. La bestia aveva enormi denti, e ciò che di essa rimase e venne conservato pesava 320 kg.”

Non potevo sicuramente trascurare e non analizzare lo scritto di Plinio da un punto di vista “moderno”.
A mio avviso il passaparola dell’epoca esagerò sicuramente la Grandezza del polpo (ammesso che di polpo stiamo parlando), ma che dimensioni può raggiungere il mediterraneo Octopus vulgaris
La lunghezza massima raggiunta dal polpo mediterraneo è di circa 1 m o poco più e il peso raramente supera i 10-12 kg, esemplari di 15 kg sono una rarità, nei testi è riportato spesso un esemplare record di 3 metri di lunghezza per 25 kg di peso pescato a Nizza nel 1869, ma le misurazioni dei report dell’epoca sono dubbie.
Pur volendo prendere per veritiere le misurazioni dell’esemplare del 1869 siamo ben lontani da quello che racconta il buon vecchio Plinio il vecchio (scusate il gioco pessimo di parole).

Un polpo mediterraneo (Octopus vulgaris) fotografato di notte si gonfia per sembrare più grande.

Allora cosa videro gli spagnoli dell’epoca?
L’Octopode più grande del mondo è il polpo gigante del  Nord Pacifico (Enteroctopus dofleini), ne è stato, infatti, rinvenuto un esemplare vivo del peso di 71 kg. Un altro contendente per questo titolo è il polpo a sette tentacoli (Haliphron atlanticus), che può raggiungere i 4 metri di lunghezza, di questa specie fu ritrovata una carcassa del peso di 61 kg, ma che da vivo è stato stimato pesasse 75 kg.

Un polpo gigante si “innamora” di un sub.

Anche se uno di questi due polpi fosse inspiegabilmente arrivato sulle coste spagnole di Gibilterra siamo comunque molto lontani dalle dimensioni descritte da Plinio il vecchio, cosa uccisero allora quelle prodi guardie di Betica? I Plinio (vecchio e giovane) erano ottimi naturalisti,  è mai possibile che il più anziano si sia fatto ingannare così? Ci viene in aiuto la testimonianza delle guardie che uccisero il mostro, i quali parlano di uno spaventoso fetore che la bestia emanava e di denti, un polpo puzzolente e pieno di denti quindi?

Gli unici cefalopodi che emanano uno spaventoso fetore sono i calamari giganti della famiglia Architeuthidae, che mantengono un galleggiamento neutrale nell’acqua grazie ad una soluzione di cloruro d’ammonio (più leggero dell’acqua di mare) che scorre in tutto il corpo, questa soluzione non fa solo assumere al calamaro l’assetto neutro nel mezzo liquido ma lo fa puzzare anche incredibilmente di urina.
Poi si parla di denti, è bene sapere che i calamari giganti possiedono lungo la circonferenza delle ventose anelli di chitina taglienti e finemente dentellati molto simili a denti. Inoltre le dimensioni massime dei calamari giganti  è stimata a 10 m per le femmine ed a 13 m per i maschi, dalla pinna caudale fino all’estremità dei due lunghi tentacoli. Il peso massimo viene stimato a 150 kg per le femmine ed a 275 kg per i maschi, in linea con le descrizioni di Plinio. Inoltre in un’altra descrizione Plinio parla si di un polpo, ma descrivendolo con dieci tentacoli, due dei quali più lunghi, i calamari hanno otto braccia e due tentacoli veri e propri, dieci appendici appunto.

Un disegno in scala con le proporzioni fra Architeuthis sp. e un subacqueo.

Ma può un calamaro gigante uscire dall’acqua per predare i vivai dei ricchi patrizi e salire sugli alberi?
La risposta è, ovviamente, assolutamente NO!
La soluzione secondo me a questo punto è chiara, plausibilmente gli interlocutori di Plinio, esagerarono sicuramente per quanto riguarda combattimento e dimensioni, molto probabilmente trovarono un calamaro spiaggiato morto o morente presso le coste oceaniche spagnole e per farsi belli con Lucullo s’inventarono la storia del combattimento epico, ma scambiarono sicuramente un Architeuthis, o addirittura un Calamaro colossale (Mesonychoteuthis hamiltoniper), per un polpo, del resto questo tipo di persone non avevano nessuna conoscenza pregressa dei calami giganti.
Se poi furono loro gli autori delle razzie, il ritrovamento del super cefalopode potrebbe essere stato un ottimo alibi, era questo enorme mollusco a rubare aragoste e ostriche e loro lo avevano ucciso, caso chiuso e liberi tutti, la prova era l’enorme cadavere tentacolato del mostro marino che loro avevano ucciso coraggiosamente, non solo li discolpava, ma li rendeva meritevoli magari di una bella ricompensa.

Oggi come oggi in pochi crederebbero alla storiella di un polpo colossale che combatte con dei soldati?
In realtà non è così, nonostante che lì fuori, nelle sconfinate distese oceaniche, la possibilità che ci siano specie tanto grandi non ancora scoperte sia ormai infinitesima, c’è qualcuno che ancora crede sia possibile che un polpo gargantuesco possa esistere. Nel 2003 fece la sua apparizione sulle spiagge cilene l’incredibile carcassa di quello che sembrava un enorme polpo, solo l’ultima di una serie di enormi carcasse che marcendo in mare avevano cambiato il loro aspetto originario, nel caso del Cile si trattava di una carcassa di capodoglio, vi lascio in coda un video estremamente esplicativo del mitico Dottor Lorenzo Rossi che potete seguire su Criptozoo.
Fabio Russo

Il bellissimo video youtube di Lorenzo Rossi

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