La laguna blu delle madrepore

Un cambio d’aria, o nel mio caso di acqua, spesso aiuta a vedere le cose da una prospettiva diversa, così dopo un periodo passato negli atolli centrali delle Maldive mi è toccato, con piacere, muovermi verso quelli più meridionali. Sicuramente le Maldive sono una di quelle mete che tutti sognano, i tropici dietro l’angolo e sicuramente gli atolli centrali sono mete “facili” da raggiungere!

Le Maldive non deludono, soprattutto a chi ama osservare la fauna ittica, pesci grandi, medi e piccoli abbondano e sono onnipresenti, sembra a volte di nuotare in un acquario, un acquario il cui proprietario non è molto bravo a curarsi delle madrepore, infatti, in alcuni punti, la barriera corallina sembra essere stata bombardata; enormi acropore morte giacciono sul fondo capovolte come tavolini in un saloon dopo una scazzottata e i rami delle corna di cervo spezzati e grigi ricoprono ampie porzioni di fondale.

Madrepore morte e vive in un breve video

Ero stato abituato bene in passato avendo visitato barriere coralline bellissime e in buona forma sia nelle Filippine che in Indonesia e non nego che lo spettacolo che mi si è presentato alle Maldive possa spezzare il cuore ad un naturalista come me.

Barriera madreporica in salute fotografata a Siladen, Indonesia

Ma cominciamo con un po’ di biologia marina per negati, “For Dummies” direbbero gli anglofoni, le basi insomma; le madrepore o scleractinie sono antozoi appartenenti alla sottoclasse degli esacoralli (Hexacorallia), vengono dette anche coralli ermatipici ossia che edificano le barriere madreporiche, ogni singolo individuo è un polipo (attenzione alla differenza fra polipo e polpo).

Differenze fra polpo e polipo

Questi cnidari (parenti lontani delle meduse quindi, in quanto appartengono allo stesso tipo o philum) sono nei mari tropicali capaci di enormi aggregazioni di varie specie che formano le barriere coralline o reef, completamente formate da piccoli calici di carbonato di calcio (CaCO3), alcune così grandi da poter essere viste dallo spazio, si tratta dei biocostruttori che formano le strutture più imponenti del pianeta.
I polipi delle madrepore pur creando enormi biocostruzioni sono estremamente delicati, ne sa qualcosa chi le alleva in acquario, necessitano di determinate condizioni ambientali stabili nel tempo, di certo le fasce tropicali in genere offrono questa stabilità complessiva lungo tutto l’anno, non avendo stagionalità. L’acqua deve essere calda ma non troppo (sopra ai 20°C ma non al di sopra dei 30°C), deve essere limpida e la luce che penetra deve essere intensa, non ci deve essere una grossa sedimentazione e la salinità deve essere costante intorno ai 36 grammi di sali per litro d’acqua.

Varie specie di madrepore in salute a pochi centimetri d’acqua, Maldive

 I fattori chimico fisici delle acque sono importantissimi soprattutto per mantenere la famosa simbiosi che questi antozoi hanno con le microalghe unicellulari dette zooxantelle, le madrepore ospitano nei loro tessuti queste microalghe che in cambio di una struttura solida che le aiuti ad essere esposte correttamente alla luce forniscono ai polipi delle madrepore una parte dei prodotti della fotosintesi nutrendoli, i polipi così sopravvivono più facilmente anche in ambienti poveri di nutrienti. In più le zooxantelle sottraggono anidride carbonica dall’acqua (come tutti gli autotrofi la utilizzano per fare i carboidrati), rimuovere l’anidride carbonica dall’acqua significa evitare che si formi acido carbonico, quindi abbassare l’acidità dell’acqua intorno alla colonia ed evitare che il carbonato di calcio si sciolga, un effetto di feedback positivo per il quale; la presenza di zooxantelle aiuta le strutture carbonatiche a crescere e strutture carbonatiche più estese aiutano lo sviluppo di zooxantelle.

Grazie al fatto di portarsi dentro un “orto” costituito da microalghe le madrepore vengono nutrite e possono crescere con ritmi incredibili, anche 10 cm l’anno per alcune specie, probabilmente le madrepore a crescita più veloce sono le corna di cervo.
Di notte quando le zooxantelle non fanno la fotosintesi i polipi escono e la madrepora comincia a nutrirsi in maniera eterotrofa predando attivamente il cibo grazie ai tentacoli urticanti.

Ma cosa ha ucciso le madrepore maldiviane?
Innanzitutto vi anticipo che, a differenza di quello che pensano molti, la moria non fu causata dallo tsunami del 26 dicembre 2004, si il maremoto dell’Oceano Indiano si abbatté con forza anche alle Maldive, ma i danni alla barriera di quest’onda anomala furono molto limitati.
In realtà è stato El Niño a procurare i maggiori danni alle barriere madreporiche maldiviane, El Niño è un fenomeno ciclico su scala globale che provoca un forte riscaldamento delle acque, ed è proprio l’innalzamento della temperatura che ha colpito duro; ricordate che il range di temperatura per le madrepore non dovrebbe superare i 30°C?
El Niño (o ENSO El Niño-Southern Oscillation) colpì con temperature particolarmente alte nel 1998 e in seguito nel 2016 le acque degli arcipelaghi maldiviani, nel primo evento decimò le madrepore le quali si stavano riprendendo quando furono colpiti dall’evento del 2016. Purtroppo quando le temperature aumentano troppo le madrepore espellono le zooxantelle e sbiancano, i tessuti delle madrepore sono perfettamente trasparenti, i colori sono dati dalle microalghe, quando queste sono espulse o semplicemente muoiono l’unica cosa che si vede è il carbonato di calcio che è completamente bianco. Allo sbiancamento non subentra necessariamente la morte della colonia, i polipi non sono ancora morti ma senza l’alga simbionte non sopravvivranno a lungo.

Come dicevo in precedenza gli atolli centrali delle Maldive pur dimostrando una lieve ripresa sono, fra quelli che ho visitato, quelli che più hanno risentito gli effetti degli ultimi El Niño, in alcuni punti la situazione è veramente devastante, drammatica.
L’impatto è stato sicuramente minore invece nelle isole dell’estremo sud, questo non significa che le barriere madreporiche li siano in piena salute ma c’è qualcosa da vedere.

In questo quadro più “rassicurante” si inserisce una splendida laguna blu situata a nord dell’’atollo di Addu, il più meridionale delle Maldive, fra lingue di sabbia e isolette impronunciabili vicino alla pass di Maa kandu.

Immagine satellitare della laguna presa da Google map

Alla laguna si accede solo con piccolissime imbarcazioni da uno stretto e basso canale, probabilmente scavato dalla mano dell’uomo, presente nel reef a sud, quello interno all’atollo, il passaggio è così risicato che con la bassa marea anche le piccole barche con il fondo piatto fanno fatica a entrare. Già dall’imbarcazione si può notare che le madrepore di questo incantevole angolo di mondo sono bellissime.
Arrivati sulla micragnosa isola a ovest, il cui nome segnato sulla mappa è Fathikedeheraagan’du, si indossa la maschera e dal pelo dell’acqua si scende nel pietrificato giardino incantato delle madrepore.

La bellezza e la varietà di questo reef di laguna sono apprezzabili da chiunque, anche senza avere le conoscenze basilari delle specie che lo abitano si può facilmente percepire la ricchezza grazie all’incredibile varietà di forme che si dipanano davanti ai nostri occhi, così alle enormi strutture massive della famiglia favidi si alternano delicate forme simili a lattuga degli agarciidi e degli helioporidi  e i rami solidi delle acropore.

Un rametto di Acropora poco sotto la superficie.

Tutte le forme più comuni sono presenti in questo piccolo spazio, possiamo osservare coralli massivi, laminari, colonnari, foliacei e ramificati.
La ricchezza anche di una piccolissima barriera corallina non ha valore solo puramente estetico, una barriera in salute è un ambiente estremamente strutturato che ospita una fauna e una flora di biodiversità così alta che difficilmente altri ambienti possono raggiungere. Inoltre anche piccoli spot in salute, come quello della “mia” laguna blu dei coralli sono degli scrigni, li si possono conservare organismi che magari altrove sono spariti e un giorno magari potrebbero riprendere piede e riespandersi dando origine a popolazioni locali anche abbastanza solide.

Ogni volta che scendevo in acqua in questo piccolo angolo di paradiso pretendevo che chi era con me lo facesse con il giusto spirito, piano stando attenti a cosa si urtava e soprattutto con uno spirito di rispetto, si tratta di un tempio in cui entrare in punta di pinne, con l’essenziale rispetto e con l’adeguata deferenza che la maestosità e l’immenso valore di questi ambienti meritano a pieno diritto.

Fabio Russo

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