Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più pesce del reame?

I pesci pulitori mostrano un’intelligenza tipica dei mammiferi?

Quanto realmente sappiamo sui pesci e sui loro comportamenti? Evidentemente, non abbastanza!
Secondo un recentissimo studio pubblicato su Scientific Reports, i ricercatori dell’Università Metropolitana di Osaka, in Giappone, hanno scoperto qualcosa di nuovo e “sconvolgente” sui labridi pulitori (Labroides dimidiatus).

Parliamo prima un po’ di questi pesci: quello fra i pesci pulitori e i pesci più grandi sarebbe un rapporto mutualistico; dico sarebbe perché negli ultimi anni si guarda a questo tipo di simbiosi con contorni un po’ più sfumati rispetto al puro mutualismo.

È ben noto a molti sub e amanti della biologia marina in genere che alcune specie di pesci agiscono da pulitori di animali generalmente molto più grandi. Ai tropici esistono addirittura punti ben specifici chiamati “stazioni di pulizia”: lì non ci sono autolavaggi, come può pensare qualcuno, ma labridi (come proprio Labroides dimidiatus) o alcune specie di gambero capaci di ripulire grossi pesci da resti di cibo e/o parassiti. I grossi pesci ricevono un servizio completo; i pulitori, in cambio, ottengono il pasto e, come pagamento, i ripuliti non mangiano i pulitori: è un tacito accordo di non belligeranza per utilità reciproca.

Tre esemplari di labride pulitore sono a lavoro su di una murena a nido d’ape (Maldive).

Potete, se volete, approfondire il tema dei pesci pulitori leggendo quest’articolo tratto da un nostro noto paper:


Relazioni nascoste


Le interazioni fra i due pesci sono estremamente complesse, con comportamenti stereotipati che lasciavano immaginare adattamenti cognitivi di un certo livello. Ma fino a dove si spingono le capacità cognitive di questa specie di labride?

È questo il fulcro della ricerca dei ragazzi della Osaka Metropolitan University, che hanno scoperto un comportamento precedentemente sconosciuto in Labroides dimidiatus.

Due labridi pulitori alle prese con un serranide (Maldive).

Il gruppo guidato dal ricercatore Shumpei Sogawa e dal professore Masanori Kohda della Graduate School of Science hanno deciso di sottoporre questi labridi pulitori al test dello specchio; si tratta di una verifica che mira a provare l’autodeterminazione di una specie, si pone l’animale davanti a una superficie riflettente. Se questo riconosce la propria immagine senza scambiarla per quella di un altro individuo, si considera che il test sia stato superato.
Fino a questo esperimento il test cognitivo di autodeterminazione era stato passato precedentemente solo da grandi scimmie (scimpanzé, bonobo, oranghi), alcuni mammiferi non primati (delfino, orca, elefante asiatico) e alcuni uccelli (gazza e ghiandaia), risulta quindi incredibile che anche un pesce si unisca al gruppo.

Alcuni labridi in azione su un midnight snapper (Maldive).

Per prima cosa il gruppo di ricerca ha applicato dei segni simili a parassiti sul corpo dei labridi oggetto di studio e li ha sottoposti a una superficie riflettente. Hanno scoperto che anche il labride che non aveva mai visto il suo riflesso imparava rapidamente a usare lo specchio per ripulirsi dal finto “parassita”.

Non è il primo studio in assoluto sull’autoriconoscimento di questi pesci: “Nei precedenti studi sugli specchi dei labridi pulitori, la procedura prevedeva in genere che i pesci vedessero uno specchio per diversi giorni, si abituassero e smettessero di reagire socialmente, e venisse aggiunto un segno”, ha spiegato il dott. Sogawa. “In questo studio, l’ordine è stato invertito: prima i pesci venivano marcati, poi veniva introdotto lo specchio per la prima volta. I pesci erano probabilmente consapevoli di qualcosa di insolito sul loro corpo, ma non riuscivano a vederlo. Quando lo specchio appariva, forniva immediatamente informazioni visive che corrispondevano a un’aspettativa corporea preesistente, quindi la raschiatura avveniva molto più rapidamente”.

I labridi puliscono un dolcilabbra orientale (Maldive).

Quindi in questi nuovi studi i pesci pulitori hanno risposto con una rapidità sorprendente, in alcuni casi entro la prima ora dalla visione dello specchio. Il gruppo ha scoperto che il comportamento di tentare di grattare via il segno è stato osservato in media entro 82 minuti, molto più velocemente rispetto ai 4-6 giorni degli esperimenti precedenti.

Ancora più sorprendente è stato ciò che è successo dopo. Dopo alcuni giorni davanti allo specchio, alcuni pesci hanno iniziato a raccogliere un piccolo frammento di gamberetto dal fondo della vasca, risalire e lasciarlo cadere intenzionalmente proprio accanto allo specchio. Poi seguivano con attenzione la caduta del pezzo lungo la superficie riflettente, accompagnandolo con lo sguardo e toccando più volte il vetro con la bocca mentre osservavano il gambero scendere nel riflesso.

Un esemplare di labride pulisce la bocca di un dolcilabbra (Maldive).

I ricercatori hanno interpretato questo come una forma di “test di contingenza”, un comportamento avanzato in cui, invece di testare lo specchio con il proprio corpo, un animale testa il comportamento degli oggetti esterni nello spazio dello specchio. Lasciando cadere un gamberetto e osservando come il suo movimento corrispondesse al suo riflesso, il pesce stava esplorando lo specchio stesso. Comportamenti simili sono stati segnalati in altri animali marini, come mante e delfini, che rilasciano bolle e le osservano salire negli specchi.

Probabilmente ricerche più approfondite sveleranno autoconsapevolezza in gruppi tassonomici molto vasti: “I risultati di questa ricerca influenzeranno probabilmente non solo questioni accademiche, come la revisione della teoria evolutiva e la costruzione di concetti di sé, ma avranno anche un impatto diretto su questioni rilevanti per la nostra vita, tra cui il benessere degli animali, la ricerca medica e persino gli studi sull’intelligenza artificiale”, ha aggiunto il professor Kohda.

Per i più curiosi lascio il paper:

Rapid self-recognition ability in the cleaner fish

Fabio Russo

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