Le orche di Genova

Tiriamo un po’ le somme

Non è freschissima, come notizia intendo, in questo caso arrivo tardi con la scrittura ma se intervengo è perché, come capita spesso voglio dire la mia. Fra l’altro il pezzo che scrivo era praticamente pronto quando nuove notizie hanno cambiato totalmente le carte in tavola e mi hanno costretto a cambiarlo quasi totalmente, sia nel tono che nei contenuti!

Cominciamo dall’inizio, forse la quasi totalità dei miei lettori già sa che a Genova ci sono le orche, non le femmine di orco, non si parla della moglie di Shrek ed affini ma del mammifero marino Orcinus orca, che nonostante gli anglosassoni chiamino killer wale, non è una balena ma un parente dei delfini, appartenenti proprio alla famiglia dei delfinidi e soprattutto non è assassina.
Quindi l’orca pur raggiungendo gli 11 metri di lunghezza e il peso di 10 tonnellate è un “delfinone”, passatemi il termine.
Nel porto di Genova, a poche centinaia di metri dai quartieri di Voltri e Pra’, domenica primo dicembre 2019 ha fatto un’eccezionale comparsa un branco di orche, da allora gli esemplari sono straordinariamente rimasti in zona e qualcuno è riuscito anche a fotografarli per bene.
La permanenza di questi cetacei in acque costiere e nel mediterraneo è un caso unico che sta tenendo inchiodati con il fiato sospeso parecchi biologi marini e apre tutta una serie di interrogativi ancora senza risposta.

Il video del primo avvistamento.

Pur essendo una specie che preferisce vivere in acque fredde, infatti, predilige le acque sia artiche che antartiche, può essere avvistata anche ai tropici e raramente anche in Mediterraneo. Un mio contatto facebook, Alessandro Grasso, fotografo di Genova sta seguendo da terra tutta la vicenda e mi ha fornito le foto che vedete in questo articolo oltre che alcune indicazioni su quello che ha potuto osservare da terra.

L’unico cucciolo avvistato nei giorni successivi al primo avvistamento, che all’inizio sembrava in difficoltà, è morto e la madre ha tentato di sostenerlo anche dopo la morte sino al 8 di dicembre dopo di che lo ha lasciato andare.
L’iniziale incredulità e stupore per la presenza di questi splendidi cetacei così vicini alla riva ha lasciato spazio prima pian piano alla preoccupazione, allo sconforto per la perdita del piccolo, infine alla tristezza per la situazione e di nuovo alla preoccupazione per il resto del gruppo.

Non sappiamo perché questa piccola famiglia di orche, in genere tecnicamente viene detta pod, è arrivata a Genova e vi si è stabilita, si tratta come ho detto di una specie già osservata in Mediterraneo, in genere può penetrare attraverso Gibilterra per predare i tonni rossi che migrano verso il Mare Nostrum, detto questo i cambiamenti climatici non c’entrano assolutamente niente, perché ogni volta che si trova qualcosa di non comune si abbina sempre questa presenza al riscaldamento e alla tropicalizzazione. Le orche, come detto, preferiscono acque fredde quindi attribuire la loro presenza al riscaldamento delle acque del Mediterraneo è un’emerita fesseria.
Si tratta comunque di super predatori, considerate che in alcuni luoghi questi cetacei predano anche squali bianchi e necessitano di una grossa e costante fonte di cibo, sicuramente non è presente nel porto di Genova un quantitativo di pesce tale da sostenere una famigliola di orche e, infatti, durante i giorni di permanenza nelle acque portuali i ricercatori hanno osservato una graduale perdita di peso degli esemplari.
Una cosa sappiamo per certo, il gruppo è quello avvistato poco tempo fa in Spagna, lo sappiamo grazie alla foto identificazione delle pinne dorsali.

Ad oggi le teorie sulla presenza così insistente di questo pod sono molte, addirittura sembra che il pescatore che per primo ha avvistato questi cetacei domenica sia convinto che i cuccioli all’inizio siano stati due, che fine ha fatto il primo piccolo, il secondo perché  è deceduto?
Che le orche siano delle madri eccezionali che curino molto la loro prole é un dato di fatto, sono documentati casi in cui le madri hanno trasportato per giorni o addirittura settimane cadaveri dei cuccioli, un esemplare tenne a galla con la testa il proprio figlio morto per 17 giorni, percorrendo circa 1600 chilometri di Oceano Pacifico. E’ plausibile che la perdita di un cucciolo (o più di uno?) blocchi tutto il pod visto che è proprio la femmina a essere il leader del branco, ma adesso che la madre non sostiene più il piccolo è plausibile e auspicabile che il gruppo lasci Genova.
Sicuramente questo tipo di eventi suscita una forte empatia da parte nostra nei confronti di questa madre che sembrava non volersi capacitarsi della perdita del piccolo, ma analizziamo bene cosa è successo, senza antropizzare i comportamenti ma anche senza sminuirli, due estremi che sto vedendo spesso in questi giorni.
Questa specie di parata funebre, come detto già più volte documentata, è un atteggiamento quindi già visto e studiato nei pod di orche, tutto il gruppo cambia atteggiamento, gli esemplari sbattono le code sulla superficie dell’acqua, i vocalizzi cambiano, e le orche smettono di alimentarsi, sicuramente il comportamento è guidato dagli stati ormonali della matriarca, in particolar modo le alte concentrazioni di ossitocina,  ma da qui a dire che non ci siano sentimenti da parte di questi animali  è tecnicamente sbagliato. Anche i sentimenti che noi proviamo sono mediati da ormoni e neurotrasmettitori e la struttura cerebrale dei mammiferi marini e molto simile a quella di Homo sapiens, con una certa approssimazione si può quindi dire che si questi animali provano sentimenti simili ai nostri, di questo sono convinti anche molti etologi e cercare di sminuirli, perché “si tratta solo di animali” è tanto sbagliato quanto lo sono le classiche semplificazioni da film Disney.
Le orche, proprio come noi, hanno consapevolezza della morte e, come noi, sembrano faticare ad accettarla, tanto che c’è uno studio pubblicato nel 2016 che ha evidenziato che in situazioni come questa tutti gli appartenenti al gruppo sembrano risentire della morte di un compagno.

Quando qualcosa non va le orche sbattono le code sulla superficie

Quindi cominciamo a mettere giusto 2 puntini sulle classiche i, perché in giro fra commenti sui social ed altro ne sto leggendo di ogni, alcune cose veramente assurde!
No, questi cetacei non sono venuti a chiederci aiuto, e no, e poi no, nonostante siano in difficoltà e abbiano perso peso non possiamo e non dobbiamo alimentarle, gli animali selvatici devono per forza di cose farcela da soli altrimenti si rischia di far del male volendo far del bene, magari impedendo al gruppo di allontanarsi definitivamente.
Cosa si può fare o cosa si sarebbe dovuto fare? Sono domande a cui dare risposte è molto difficile, in genere in situazioni simili si lascia che la natura faccia il suo corso, certamente non si poteva togliere il piccolo alla madre per curarlo o si sarebbe potuto fare più di quello che si è fatto, già l’emanazione dell’ordinanza della capitaneria di porto annunciata dal ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che vieta a tutte le navi di aggirarsi nei pressi del tratto in cui i cetacei si aggirano ormai da giorni, in ottica di tutela della loro salute è stato un ottimo segno, così facendo si sono tenuti lontani i curiosi, la forte pressione mediatica legata alla presenza di rara fauna selvatica spesso porta la massa a muoversi verso i punti dove questa è stata segnalata, solo per fare una foto o un piccolo video magari di scarsa qualità, la presenza massiva di tanta gente è sempre uno stress per gli animali selvatici!

Le domande che attendono risposte sono molte e i tecnici sono all’opera per saperne di più, fra i vari esperti ci sono degli studiosi dell’acquario di Genova, è qui i complottisti sono partiti all’arrembaggio, secondo alcuni (dio ci salvi dai social) l’acquario di Genova ha un ruolo “oscuro” nella vicenda, qualcuno ha pensato che l’acquario sia interessato alla cattura delle orche, che le abbia richiamate apposta, che le orche siano venute fino a Genova per essere aiutati proprio dall’acquario o che, sedetevi, i delfini ospiti dell’acquario abbiano chiamato le orche per essere aiutati, devo smentire o capite da soli l’assurdità?
I tecnici dell’acquario, pur lavorando in una struttura che ospita dei cetacei in cattività, sono biologi marini, esperti di cetacei, lavorano anche sicuramente sulla ricerca legata ai cetacei in mare, cioè sono sul luogo perché sono persone competenti e che hanno studiato in più si trovano già sul posto lavorando proprio nella struttura del capoluogo ligure.

Posso aggiungere ancora due cose; primo non abbiate timore di questi animali, certo fra i non addetti ai lavori hanno una brutta nomea, ma nonostante quello che la maggior parte delle persone pensa non sono pericolose per l’uomo, la maggior parte degli attacchi registrati all’uomo sono stati fatti da esemplari detenuti in cattività, secondo vi sconsiglio, se non ne avete paura,  di non prendere il mare per poterle incontrare, tanta gente in barca non può che stressare questi cetacei, c’è già chi ne capisce che li sta monitorando, inoltre non potreste comunque avvicinarvi per la famosa ordinanza della capitaneria di cui vi dicevo poc’anzi.

Ringrazio vivamente l’amico Alessandro Grasso, fotografo genovese, per avermi fornito le bellissime fotografie del pod presente a Genova, scattate rigorosamente da terra, avrei avuto l’opportunità di andare a Genova per fotografarle anche io ma me ne sto volentieri a casa, non è che una foto in più o in meno cambi il mondo, ma evitare di infastidire la fauna sì che fa la differenza, se siete a Genova e volete vedere le orche rimanete in spiaggia e armatevi di un potente binocolo, se invece volete muovervi proprio per vederle il mio consiglio è evitate!

Fabio Russo

Un pensiero riguardo “Le orche di Genova

  1. Aggiornamento, 17/12/2019 pare che le orche siano state fotoidentificate, si, si tratta degli stessi esemplari avvistati in Spagna ma non fanno parte della popolazione di Gibilterra, sarebbero orche provenienti dall’Islanda, fotoidentificate la prima volta nel 2014.
    Sarebbe quindi 5200 km lontani dalla popolazione originaria, a tutt’oggi le orche si trovano ancora a Genova, a questo punto l’idea che abbiano smarrito la strada si fa sempre più concreta.

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