Il regno delle lumachine colorate

Eterobranchi in Mediterraneo

È difficile guardando uno scarafaggio convincersi che sia tassonomicamente imparentato con una farfalla, tanto quanto lo è guardando una patella e una flabellina. In realtà le flabelline sono eterobranchi (Heterobranchia, lumache con branchie diverse), molluschi gasteropodi come le patelle, ma che hanno durante l’evoluzione perso totalmente o parzialmente la conchiglia protettiva. Occhio perché la classificazione dei molluschi sta soffrendo in questi anni diversi rimaneggiamenti e quello che era valido una volta non è valido ancora tutt’oggi, purtroppo Wikipedia italiana è un po’ indietro su questi concetti perciò vi ho messo il link all’articolo in inglese.
I molluschi gasteropodi venivano precedentemente divisi in due sottoclassi, i Prosobranchi (letteralmente con branchia avanti) tutti provvisti di una conchiglia fatta di un unico pezzo conico o conico a spirale, e gli Opistobranchi (con branchia dietro), anche se di fatto alcuni ordini di queste lumache di mare hanno però perso del tutto le branchie e respirano tramite l’epidermide, mentre la conchiglia è ridotta o addirittura assente. Pur essendo la divisione fra prosobranchi ed opistobranchi ancora molto usata in tanti testi e didatticamente molto valida è al momento in disuso fra gli zoologi, quindi non spaventatevi se spesso userò entrambi i termini generalizzando un po’, tecnicamente è sbagliato, opistobranchi e prosobranchi ora sono solo nomi informali, ma didatticamente risultano ancora molto utili.
Gli Eterobranchi sono tutti ermafroditi, sia maschi che femmine contemporaneamente, con fecondazione interna, possono simultaneamente svolgere il ruolo di maschio e di femmina oppure alternarsi nella funzione ed hanno nel corso dell’evoluzione affinato una serie di adattamenti e comportamenti peculiari e davvero strabilianti.

Il gruppo degli “opistobranchi” ha cominciato a farsi conoscere fuori dal mondo degli specialisti solo con la diffusione dell’immersione e della fotografia subacquea, sempre in cerca di nuovi e colorati soggetti, prima erano tanto ignoti ai più da non meritare neanche nomi comuni, molto probabilmente anche perché non sono per niente commestibili, la maggior parte è addirittura tossica anche per i pesci, del resto con la parziale o totale perdita della conchiglia questi animali hanno dovuto escogitare altri metodi per la difesa.

Anche se la loro “notorietà” è in aumento il subacqueo medio incorre ancora in piccoli errori scientifici che sarebbe meglio correggere, per esempio si tende a chiamare nudibranchi tutte le lumache senza conchiglia, o con conchiglia ridotta e con sgargianti colori, in realtà sono solo uno degli ordini di quelli che erano gli opistobranchi. Altro errore comune è quello di confondere alcuni vermi piatti, molto colorati, come le planarie con nudibranchi (ad esempio Prostheceraeus roseus o Prostheceraeus moseleyi).

Prostheceraeus moseleyi, molto spesso le planarie con i loro colori appariscenti vengono confuse con i nudibranchi

Gli ordini più importanti, con esemplari di grandi dimensioni e più comuni sono Cefalaspidei, Sacoglossi, Umbraculidi, Notaspidei,  Anaspidei e Nudibranchi. Tutti questi ordini contengono animali spesso molto ridotti, difficili da trovare e osservare e dalla biologia a volte sconosciuta, ma che tutti possono osservare con un po’ di attenzione.

Tutti gli eterobranchi discendono da antenati molluschi provvisti di conchiglia. Fra di loro i cefalaspidei sono quelli più “primitivi”, che meno si sono allontanati dall’ancestrale antenato, infatti, hanno ancora una grande conchiglia nella quale non possono ritirarsi. Recentemente è balzato alle cronache un piccolo rappresentate di quest’ordine, Lamprohaminoea ovalis ( ex Haminoea cyanomarginata), un piccolissimo mollusco dai bellissimi colori, che entrato dal Mar Rosso in Mediterraneo, si sta espandendo rapidamente.

Lamprohaminoea ovalis, in tutta la sua bellezza.

I sacoglossi sono quasi tutti erbivori, posseggono una bocca fornita di una specie di ago che gli permette di forare e succhiare le cellule delle alghe, altri invece si nutrono di uova di altri molluschi. Le specie erbivore sono spesso capaci di dissociare durante la digestione gli organuli addetti alla fotosintesi (cloroplasti) delle cellule delle alghe e di trattenerli sul dorso in delle appendici simili ad ali dette parapodi. Questi organuli possono restare sul dorso per circa una settimana e alimentano il mollusco con gli zuccheri prodotti dall’attività fotosintetica. Esempio di questo adattamento è Elysia timida, minuto sacoglosso di massimo 15 mm, in realtà molto comune, anche se difficile da scorgere nelle acque superficiali ricche di alghe. Avvistare queste meraviglie richiede passione e dedizione, oltre che una buona conoscenza dell’ambiente in cui vivono.

Due esemplari di Elysia timida fotografati in acqua bassissima.

Forse uno degli ordini meno conosciuto fra i cinque ordini maggiori è quello degli umbraculidi, anche perché questo piccolo gruppo in precedenza era unito ai notaspidei. Questi molluschi, tutti ancora provvisti di una conchiglia ridotta a forma di patella e di una branchia ben visibile sul lato destro del corpo, hanno un esponente abbastanza noto, si tratta di un altro eterobranco spesso annoverato erroneamente fra i nudibranchi, l’umbracolo (Umbraculum umbraculum), una delle specie tra le più grandi del Mediterraneo che si nutre esclusivamente di spugne.

Umbraculum umbraculum, ben visibile la conchiglia sulla sommità del corpo.

I notaspidei, adesso noti con il nome di pleurobranchidi , sono caratterizzati da una piccola conchiglia interna raramente visibile in trasparenza, sono tutti provvisti di una branchia pennata sul lato destro, che può essere più o meno visibile, si cibano di invertebrati come ascidie e cnidari. Fra i notaspidei più comuni del Mediterraneo troviamo le bertelle (Berthella e Berthellina), mentre fra i più grandi ed appariscenti c’è il Pleurobranchus testudinarius che può raggiungere i 19 cm, inconfondibile per i grossi tubercoli presenti sul dorso circondati da anelli con una forma poligonale, che gli danno l’aspetto di un guscio di tartaruga. Se minacciato questo mollusco può emettere dalla pelle un acido di colore bianco con funzione difensiva.

Emissioni acide difensive di Pleurobranchus testudinarius.

Gli anaspidei (adesso Aplysiidi) sono noti con il nome di lepri di mare o aplisie, molte specie possiedono dei parapodi (organi simili ad ali) che sono utilizzati come delle ali per nuotare. Tutti gli anaspidei sono erbivori, possiedono una piccola conchiglia vestigiale interna e molte specie per una particolare conformazione anatomica si accoppiano formando lunghe catene nelle quali ogni individuo si adopera nel ruolo di ambo i sessi. Se disturbate le aplisie emettono una combinazione di due sostanze simili ad un inchiostro, un atteggiamento noto nella comune lepre di mare (Aplysia depilans), i latini pensavano che tale secrezione causasse la caduta permanente di peli e capelli e che in generale l’animale fosse pernicioso, questa credenza è diffusa ancora oggi, la lepre di mare è considerata, a torto, da molti urticante mentre è assolutamente innocua.

Aplysia dactylomela, lepre di mare proveniente dall’Atlantico, anche questo anaspideo è capace di emettere inchiostro.

Un occhio di riguardo nel nostro piccolo excursus sugli opistobranchi va dato all’ordine dei nudibranchi (con branchie nude), si tratta, infatti, dell’ordine con il maggior numero di specie e di variabili di forme e colori. Solo in Mediterraneo si contano oltre 250 specie. Negli appartenenti a quest’ordine la conchiglia è sparita del tutto (anche se presente in fase larvale), pur chiamandosi nudibranchi in alcune specie troviamo la scomparsa delle branchie. Tutti i nudibranchi sono dotati di alcune appendici cefaliche, dette rinofori, con funzioni sensoriali (chemio ricettiva e tattile), mentre altre appendici boccali hanno solo funzioni tattili. I nudibranchi sono tutti zoofagi, spesso monofagi, ovvero si nutrono di un’unica preda che può essere una spugna, un celenterato, un briozoo, un’ascidia o uova di altri opistobranchi. Le specie che si nutrono esclusivamente di uova di altri opistobranchi hanno evoluto una capacità digestiva tale da poter rinunciare all’ano che quindi nel corso dell’evoluzione è sparito del tutto.
I nudibranchi sono ermafroditi sincroni incompleti, ciò significa che pur possedendo entrambi i sessi necessitano di un partner per la riproduzione, posseggono un organo copulatorio bivalente sul lato destro del corpo nel quale si distinguono una parte maschile e una femminile. Per effettuare la copula i due individui devono eseguire un accoppiamento incrociato nel quale il capo di uno è rivolto verso la parte posteriore dell’altro. Non è difficile trovare individui in accoppiamento visto che in alcuni casi la copula può durare anche alcuni giorni.

Coppia di Felimare tricolor in accoppiamento, ben visibile l’organo copulatorio.


Molte sono le specie dai colori sgargianti, la colorazione appariscente è aposematica, avverte cioè i predatori della velenosità intrinseca del nudibranco, se per caso un pesce inesperto dovesse mangiare un nudibranco lo sputerebbe per il pessimo sapore o ne rimarrebbe intossicato e memorizzerebbe il pattern cromatico associandola ad un male.
Fra i nudibranchi più comuni ci sono alcuni doridi come le vacchette di mare (Peltodoris atromaculata), questi nudibranchi dall’inconfondibile livrea pezzata (da cui il nome vernacolare) si nutrono esclusivamente della spugna Petrosia ficiformis, spugna che talvolta in grotta può essere completamente bianca a causa dell’assenza di alghe simbionti nei suoi tessuti. È incredibile pensare come un nudibranco così diffuso come la vacchetta di mare fosse considerato rarissimo sino a mezzo secolo fa.

Numerosi esemplari di vacchetta, Peltodoris atromaculata, sulla loro preda, la spugna Petrosia ficiformis.

Fra i doridi un altro rappresentante comune è il doride dipinto (Felimare picta), questo nudibranco ha una variabilità cromatica così spiccata da valergli nel tempo innumerevoli nomi scientifici, oggi considerati tutti sinonimi (Hypselodoris picta, H. webbi, H. velencennesi). Entrambe queste specie sono in grado di ritrarre, in caso di pericolo, sia i rinofori che le branchie in apposite tasche.

Il doride dipinto, Felimare picta, nella variante blu, una volta nota con il nome di Hypselodoris webbi.

Gli eolidi sono nudibranchi che a differenza dei doridi hanno perso le branchie e hanno il corpo ricoperto di escrescenze a forma di dita, i cerata, con funzione respiratoria, digestiva e difensiva. Fra gli eolidi più comuni del Mediterraneo troviamo la cratena (Cratena peregrina) e la flabellina (Flabellina sp.), entrambe le specie vivono sugli idroidi del genere Eudendrium di cui si nutrono.
In realtà uno studio molto particolare ha evidenziato come, nel caso di Cratena peregrina, l’animale attacca e mangia i polipi della colonia di Eudendrium mente si stanno alimentando di zooplancton, di fatto rubando le prede già catturate dall’idroide e mangiandone anche i polipi. Questo tipo di predazione è stata battezzata cleptopredazione, non escludo che questo tipo di comportamento non si verifichi anche da parte delle flabelline.
Con un adattamento eccezionale questi nudibranchi, che solo eccezionalmente superano i 30 mm, riescono a conservare anche le cellule urticanti dell’Eudendrium e a trasferirle sull’estremità dei cerata (le appendici a forma di dita del dorso) per sfruttarle come armi difensive.

Flabellina sp. e Cratena peregrina in deposizione, sullo stesso ramo di Eudendrium, a sinistra presenti altre ovature, quelle viola sono della flabellina e quelle bianche della cratena.

Unica attenzione a una corretta identificazione deve essere posto alle flabelline, esistono in mediterraneo una decina di specie dei generi affini a Flabellina, tre delle quali sono veramente molto simili.
I nudibranchi sono al vertice di particolari catene alimentari e sono legati strettamente tramite un rapporto di predazione con molte specie animali del benthos sessile, la loro presenza può quindi dare informazioni utili sull’evoluzione e la stabilità delle biocenosi (associazioni biologiche) dove questi si trovano e la loro scomparsa può indicare un cambiamento dei delicati equilibri ecologici.

Abbiamo così terminato il nostro piccolo viaggio fra le colorate lumache del nostro Mediterraneo, l’argomento non si è sicuramente esaurito con questo striminzito articolo, ma spero di avervi dato un’infarinatura su di un argomento che appassiona molti. Vi lascio con un divertente meme che sintetizza al massimo l’appariscenza degli eterobranchi.

Meme, per farsi due risate.

Fabio Russo

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